Jacopo Incani aka Iosonouncane è stato tra il 7 e il 9 maggio all'
All Tomorrow's Parties 2010. Dopo numerosi tentennamenti siamo riusciti a strappargli una cronaca dettagliata di ciò che ha visto, sentito, annusato in quei tre giorni albionici. Ed è tutto qui: carne, sangue e ciappi.
ALL TOMORROW'S PARTIES 2010
Breve introduzione per il lettore sprovveduto Per sapere con precisione cosa sia l'
All Tomorrow's Parties è sufficiente andare sul sito ufficiale del festival (
http://www.atpfestival.com). Chi legge, s'accontenti di sapere da me che di
ATP Festivals ve ne sono più d'uno e in più luoghi sparsi nel mondo ogni anno e che la direzione artistica di ognuno di essi viene affidata, di volta in volta, ad un diverso personaggio del mondo dello spettacolo. Questa volta era la volta di Alessandro Volta. No, in realtà di
Matt Groening, creatore dei Simpson. L'edizione di cui vi parlerò si è tenuta dal 7 al 9 maggio a Minehead, piccolissima cittadina adagiata sul mare del Somerset (Inghilterra).
Venerdì 7 maggioTreno da Bologna a Pisa, aereo per Bristol, pullman per Taunton, corriera per Minehead. Arriviamo. Ritiriamo le nostre prenotazioni. Siamo in sei, tre coppie. Tre maschi, tre femmine. Ci vengono consegnati, nell'ordine: pass, programma dei concerti, libretto con informazioni sui gruppi e raccomandazioni per gli invasati. Il tutto disegnato da Matt Groening. Ovviamente non da lui, ma da uno bravissimo ad imitarlo E le chiavi per l'alloggio, che raggiungiamo. Si trova in una fila di alloggi (denominata "Surfers point") tra tantissime file d'alloggi (denominate in tanti modi diversi). C'è un bagno, non c'è un bidè (lo scrivo così per rimarcarne l'assenza). C'è un bollitore per l'acqua, bustine di caffè solubile, zucchero. Ottimo. Al risveglio ho l'abitudine di bere dosi significative di caffè, fumare dosi significative di materiale canceroso, andare in bagno a ripassare tutte le risposte per tutte le domande che, spero, un giorno, mi verranno sottoposte. Gli inglesi mi vogliono bene. Sono le 16. Corriamo. Il primo concerto lo abbiamo inevitabilmente perso. Ma alle 17.30 inizia uno dei concerti che maggiormente attendiamo: i Broadcast, che, con The Focus Group, hanno da poco pubblicato uno dei dischi più belli dell'ultimo anno.Un uomo, una donna. Sintetizzatori, voce angelica e filtratissima. Masse di suono sporco, elettronica a bassissima fedeltà. Schermo, immagini proiettate. Il miglior modo per ambientare nell'attuale la psichedelica di metà '60. Concerto stupendo. Sophie dirà "il migliore". Ci spostiamo nella sala principale (si badi bene, le sale per i live son 3, tutte al coperto e con acustica ottima). Suonano i Built To Spill. Ci sono sufficienti 2 minuti per decidere tutti insieme che abbiamo fame. Mangiamo (sul cibo ci tornerò). Tocca ai Cold Cave. Giudizio unanime (cioè mio, di Sophie, Gaia, Giuseppe): terribili. Tò, ora c'è Iggy Pop. Vediamone un po', ci diciamo, giusto per la testimonianza. E invece: uomo meraviglioso, zoppica vistosamente ma salta, corre, si dimena, si diverte. Insegna a tutti l'autoironia. Ci divertiamo e non poco. Grazie anche a "Mike from Bristol", chiamato casualmente sul palco e che poi incroceremo nuovamente i giorni successivi. Gli dirò "Hi Mike" con voce soave. Forse mangiamo nuovamente, non ricordo. Ma ricordo Toumani Diabate, band africana che suona musica africana in modo molto africano ma non secondo l'idea che di africano ha un non africano. Stupendi. Il resto è noia o, semplicemente, non lo ricordo. Arriva l'ultimo concerto della prima giornata, uno dei concerti più attesi: i Liars. Complice una stanchezza dilagante (mi addormenterò tre volte durante il loro live) ed un approccio molto diverso rispetto ad un loro storico concerto visto nel 2003, andiamo a dormire un po' delusi. La sensazione è che siano passati dall'essere un gruppo estremamente originale e definito, all'essere un gruppo domiciliato in un limbo tra carne e pesce. Buonanotte

Sabato 8 maggioSvegliati da uccelli di varia natura (papere, gabbiani, struzzi, ecc.) che passeggiano per gli alloggi, facciamo colazione, pianifichiamo la giornata. Io, intanto, mi diverto in una delle cose che mi diverte di più: doppiare, in tempo reale, animali, anziani e bimbi piccoli. In questo casa si tratta di un'anatra inglese. Mi adeguo e tento i primi esperimenti con una lingua a me ignota: "ellò, ami de dac, ami a ber". Bravissimo. Mangiamo prima che inizino i concerti. Uova, pancetta, formaggio. Tutto bello, tutto tipico. Ma ho un intestino reazionario ed ortodosso che si farà sentire più avanti. Sono le 14. Sta iniziando un altro dei concerti più attesi: i Boredoms presentano Boadrum, esperimento sonoro che unisce un'elettronica da manicomio a sette batterie. Non posso dilungarmi ma vorrei. Basterà dire che si è trattato (così diciamo io e Giuseppe) del concerto più bello di sempre. Violento, tribale, ossessivo, buffo, giocoso, divertente. Sorprendente ed incalzante nel suo essere l'antitesi del tipico concerto rock. Sacro e dissacrante. Finisce e siamo altre persone. Il pomeriggio prosegue tra concerti visti senza troppo entusiasmo, fish and chips (il mio intestino fa il saluto romano) e Deerhunter. Alle 19.45 è il momento dei Residents di cui, tutti noi, amiamo diversi dischi. Live bruttissimo, noiosissimo (e siamo tutti concordi: io, Giuseppe, Gaia e Sophie). Invecchiati malissimo, i nostri si esibiscono in una copia grottesca e scadente di ciò che furono. In quel preciso momento, a metà set, il mio intestino tenta e porta a termine il suo golpe. Mi salva, permettendomi di evitare una buona mezz'ora di un concerto cui avrei assistito solo per spirito da volontariato. Sono le 22 e abbiamo la fortuna di imbatterci nei Ponyteil. Quartetto di giovanissimi americani (americani?) messo in piedi dal maestro di musica del liceo. Suonano un punk-funk di confine estremo. Noi lo apprezziamo sempre, il confine estremo. Ritmi dritti ma dritti dritti. Due chitarre che incrociano scale. Batterista assai violento. Cantante al limite dell'insegnante di sostegno. Pazzesco. Scoperta splendida. Tocca a Ruins, batterista/cantante giapponese, precursore di un genere che ha prodotto tanta bella roba (come i Lighting Bolt). Si esibisce da solo. Suona la batteria e canta su basi elettroniche. Finisce ed abbiamo un'idea di ritmo tutta nuova. Di ritmo e di polmoni. Altro cibo? Non ricordo. Sicuramente birra, pipì in piedi su cessi a parete. Da sottolineare: gli spazi dei concerti sono disseminati di distributori gratuiti di ammucchina (gli inglesi mi vogliono bene). Intanto inizio a prender coraggio e ad interagire con gli umani: "chen ai ev a biar?". So fare le domande ma non capisco le risposte. Sophie mi sta vicina. Arriva un altro dei concerti più attesi (il mio più atteso): Panda Bear, membro degli Animal Collective e autore di Person Pitch, uno dei dischi più belli (i dischi da dita di una mano) degli ultimi dieci o quindici anni. Presenta però un solo pezzo del succitato disco. Tutto il resto è materiale nuovo, più o meno definito, che andrà a finire nel suo prossimo disco solista. Suoni splendidi, beat bellissimi. La sua voce e le sue melodie da Brian Wilson veramente rinsavito. Un po' di delusione, però, per un live difficilmente afferrabile. Momento grottesco: qualcuno accanto a noi subiva proprio durante il concerto un golpe intestinale. Pubblico. Io non ci penso un istante ed accuso una ragazza giapponese davanti a noi. Andiamo a dormire. Buonanotte.

Domenica 9 maggioCi svegliano nuovamente gli uccelli. Ormai mi sento così sicuro del mio inglese (e lo dimostrerò durante la giornata chiedendo alle bariste marche specifiche di birra con un piglio malinconico alla Mastroianni) che Gaia, per un attimo, crede che io stia veramente dicendo qualcosa di sensato (ovviamente discutendo con gli uccelli). Tutto buono, tutto bello. Molti "ai!", molti "tenchiù", tantissimi "sori". Mi sento quasi inglese. Mi frenano solo i peli che mi porto addosso. Mangiamo in un ristorante sul mare ricavato all'interno di quello che mi sembra dover esser stato un appartamento. In questi tre giorni sono state moltissime le passeggiate per Minehead e sul lungo mare a dir poco gelido. Matt Groening passeggia tra la gente. Grasso, capelli lunghi, buffo. Americano. Io spero di incontrare Panda Bear per potergli dire "Ellò! iu ar a panda! ai em aiemadog! ui ar enimols! collectiv!". Ma non accadrà, non usufruirà della mia proverbiale simpatia. Sono 14 e i Boredoms replicano Boadrum. Noi siamo lì. Io e Sophie decidiamo di vedere il concerto da una prospettiva differente, lontani dal palco. Da lì si percepisce in modo devastante tutto il lavoro elettronico. Non è possibile descrivere in poche parole cose avessimo davanti in quel momento, cosa sia un live di questa band straordinaria. Chiunque legga queste righe è invitato dal sottoscritto e dai suoi compagni di viaggio a precipitarsi ad un loro concerto non appena capiti in un raggio di 10mila chilometri. Finisce il concerto. Fumiamo. Io, Gaia e Sophie. Giuseppe ci guarda ed inizia a scaldarsi per quello che è sicuramente il suo concerto più atteso. Dovrà aspettare qualche ora. Intanto ci perdiamo Juana Molina per rammaricarcene nei giorni successivi, non appena ci ritroveremo ad indagare la sua produzione (ascoltare Un Dia per credere). Arrivano le 6 del pomeriggio ed arriva Daniel Johnston. Qualcuno non saprà sicuramente di chi sto parlando. E allora basti sapere chi si tratta d'una sorta di Barrett americano (e non mi riferisco affatto ad affinità musicali) ormai obeso, senza denti e in preda a tremori devastanti causatigli dall'uso costante di psicofarmaci. Tremori che gli impediscono di suonare la chitarra. Canta infatti su un ritmo dettato dai colpi involontari (causati appunto dai tremori) del palmo di mano sulle corde. Ma la sua voce è ancora spaventosamente angelica, pastosa e incosciente. Ecco, pare che di tutto il suo corpo solamente la voce non sia stata informata di quanto accaduto. La voce è rimasta la stessa di un giovanissimo talento che negli anni successivi avrebbe tentato di farsi fuori e far fuori la madre. Più d'una volta. Suona una manciata di canzoni, si avvicina al microfono. Dice qualcosa. Intorno a me si solleva un "ooooh" preoccupante. Mi volto, dico a Sophie "ha finito?". "No", mi risponde sgomenta "Ha detto: vi ringrazio per la pazienza, ormai è noto che sono un malato di mente". Saluta il pubblico, scosso ed estasiato per quella voce e quei testi, con un ultimo pezzo, a cappella. Ci allontaniamo dal palco. Mangiamo qualcosa ed arrivano gli Spiritualized, gruppo dell'ex leader degli Spaceman3. Sul palco sono tantissimi: una band rock al completo, un'orchestra d'archi e fiati, un coro gospel. Il primo pezzo mi esalta e tocca le corde di un ex adolescente invasato col brit pop. Dal secondo pezzo in poi il concerto tocca altre corde che mi spingono a voler mettere nuovamente alla prova il mio inglese, ordinando svariate birre. Sicuramente continuiamo a fumare, incrociamo tra il pubblico Groening e vari componenti dei Boredoms. Alle 22 tocca a Joanna Newsom, l'artista più attesa da Giuseppe. La fila per l'ingresso nella sala in cui suonerà è pazzesca, un'anomalia in tutto il festival. Sala stracolma, sale sul palco da sola, bellissima. Si siede accanto alla sua arpa e attacca così, con un pezzo nudo. Arpa e voce. Silenzio tombale. Siamo allibiti, io e Sophie. Finisce il pezzo e scoppia l'applauso più fragoroso del festival. Purtroppo il resto del concerto (brevissimo) sarà in tono fortemente minore, con la Newsom a proporre pezzi dell'ultimo disco, accompagnata da un band, a mio avviso, piuttosto banale ed ovvia. Succede dell'altro ma altro non ricordo. Siamo sfiniti e pieni nelle orecchie e nel cervello. Forse mangiamo nuovamente. Sicuramente fumiamo ancora. Beviamo ancora. L'ultimo giorno sta finendo e si respira un'atmosfera da fine estate. Prima di andare a dormire decidiamo di fare un salto dalle Cocorosie, ultimo concerto del festival. Basta mezza canzone per farci andar via citando Boris: "cagne maledette!". Buonanotte

Lunedì 11 maggioIl quarto giorno è dedicato al ritorno. Si parte al mattino, si arriverà a Bologna a notte fonda. In mezzo un'ora di pullman per la campagna inglese, stupenda. Nelle orecchie Panda Bear. In mezzo anche un intercity, tratta Treviso - Bologna. I dettagli sono noti a tutti. "Uelcom in Itali". Sono diventato bravissimo.
Iosonouncane.