So Beast tornano con il loro quarto album ‘Untouchable’, un’altra scheggia di hyper-pop che fonde programmazioni elettroniche, schizofrenia post-punk, psichedelie analogiche e ritmi leftfield in un suono denso e imprevedibile, dove ogni traccia trova la propria luce.
Ascolta Untouchable qui: https://orcd.co/untouchable-sobeast
Il duo elettronico sperimentale di Bologna formato da Katarina Poklepovic e Michele Quadri ha sempre evitato le categorizzazioni tracciando un percorso autonomo costruito attraverso innumerevoli concerti e una precisa scelta di non appartenere a nessuna scena. La loro musica nasce dall’improvvisazione e dall’ambiente artistico underground, intrecciando spesso collage sonori e performance. I loro brani si muovono tra groove danzabili, sound design distorto, campionamenti stratificati e atmosfere astratte, riflettendo una rete multiculturale di influenze e linguaggi.
Il loro nuovo album Untouchable spinge questo impulso alla sperimentazione ancora oltre, verso qualcosa di crudo, immediato e necessario, racchiuso in un ritrovato amore per la forma-canzone.
Tutto è fottutamente noioso senza amore e l’amore è universale. L’album rifiuta qualsiasi spiegazione: è nato in un momento di estrema necessità, scritto e poi bruciato, lasciando dietro di sé solo fumo e vapore. Scrivere di Untouchable sembra quasi un atto violento, perché il risultato supera le emozioni che hanno generato le armonie, i beat e le parole che lo compongono.
Piuttosto che seguire generi, aspettative o logiche dell’industria musicale, l’album esiste come organismo autonomo – una continuazione dell’amore spinta ben oltre ogni standard. Le sue forme, concepite ma mai del tutto concluse, scorrono liberamente tra verità e immaginazione: reali, semplici crude ma anche complesse e dolci. Untouchable rifiuta l’idea del successo misurata in trofei o visibilità. Al contrario, dà tutto, prende tutto ciò che gli offri e ti lascia liberǝ – liberǝ dalle catene, liberǝ dalle influenze.
Pur essendo creato daɜ So Beast, l’album nasce anche da una costellazione più ampia di amicɜ e collaboratorɜ – un ambiente fatto di cura reciproca e resistenza condivisa. Immagina la rivoluzione come qualcosa che nasce nel corpo e si espande all’esterno. Non è musica al servizio del panorama musicale, ma energia vitale: emozione tradotta in suono senza genere, musica che trascende i confini. Decolonise everything everywhere. Il disco è allo stesso tempo collettivo e intimo – una schiera di guerrieri con una visione panoramica, ma anche qualcosa di personale e introspettivo: solo me, solo tu, solo loro.
I suoni dell’album sono stati catturati in luoghi e momenti diversi: nelle stanze di squat al confine tra Francia e Svizzera, registrando cori durante le proteste transfemministe, in uno studio di aerografia di Bologna, in messaggi vocali Whatsapp inviati dalla Thailandia, nel linguaggio degli uccelli, attraverso casse JBL sulle spiagge della Dalmazia e dentro automobili che attraversano le autostrade dell’Europa centrale. Molte delle voci sono state modellate poi nello studio domestico del duo nella provincia di Bologna.
L’album anche una rete di collaborazioni: il coro femminista balcanico Zbor Fige, registrato a Zadar nello squat-concert hall Nigdjezemska; la violinista londinese Aghate Max, che piega il violino ad effetti nel brano Transition; e le artiste berlinesi Rahel & Zooey, che contribuiscono con sintetizzatori e registrazioni di acqua frizzante in Oh Yes Da Vibe. Dopo aver assemblato e pre-prodotto il materiale in autonomia, i So Beast sono entratɜ in un piccolo studio a Occhiobello con il produttore Fed Nance, il cui approccio analogico e libero dalle regole punta a rendere il suono fisico e tangibile, piuttosto che inseguire le tendenze.
Untouchable suona come un abbraccio collettivo, un album profondamente contemporaneo senza ricorrere ai cliché del presente, che si apre lentamente come un frutto alieno e prismatico.